Sono pronta, metto gli occhiali appositi per proteggermi, mi appoggio al lavandino e con il gomito apro l’acqua. Stamattina ascolto volentieri lo scrosciare dell’acqua che poi scorre fresca sulle mie mani mentre compio con precisione ogni gesto previsto, prima del taglio cesareo. Qualcuno accende il condizionatore perché il freddo riduce la carica batterica della sala operatoria e io ringrazio per la frescura che mi raggiunge dato che ci sono 50 gradi e sono solo le 7.30 del mattino. Mi piace vivere da sola e in silenzio questo momento perché mi aiuta a raccogliermi e a pregare un po’ per la mamma e il bimbo, chiedendo a Dio il suo aiuto. Ma questa mattina non riesco a concentrarmi sull’operazione e continuo a pensare a Kunda e a sua mamma che si stanno imbarcando all’aeroporto di Lusaka, destinazione ospedale di S. Donato. Sono un po’ emozionata e preoccupata. Mentre mi insapono le mani con un po’ di Betadine mi ritornano in mente i molti incontri con loro.

La prima volta era una giornata tranquilla ed ero ritornata in reparto per visitare i bimbi ammessi. Decido d’iniziare con Kunda, grandi occhi neri e sorriso immediato, nonostante boccheggiasse a causa di una polmonite. Mentre lo visito mi accorgo di un brutto soffio al cuore e l’ecografia conferma il sospetto di una malformazione cardiaca. “La polmonite è sotto controllo ma cosa faccio per il cuore?” mi continuavo a chiedere mentre leggevo e rileggevo il referto dell’ecografia. Sono certa della necessità di un’operazione ma qui in Zambia è impossibile. Scopro che l’ospedale Mtendere ha già collaborato con un’associazione no profit che offre cure cardiologiche per bimbi provenienti da paesi in via di sviluppo. E così incontro l’Associazione Cuore Fratello che ha sede a S. Donato.

Benedetta associazione e benedetto internet! esclamo una sera dopo aver ricevuto la millesima email di Cristina con conferma che i biglietti aerei e i documenti sono pronti. Sono ancora al lavaggio mani e sorrido tra me e me mentre ricordo il giorno in cui improvvisamente mi sono sentita tirare il camice e una voce squillante mi diceva: “mi dai la cioccolata?”, cioè un prodotto altamente calorico per bimbi malnutriti. Era Kunda che, accompagnato dalla mamma, veniva per programmare il viaggio. Sorpresa e divertita ho dato a Kunda la cioccolata che ha gustato mentre la mamma, con dignità, si informava sui dettagli del viaggio, su ciò che era necessario portare, mi confidava preoccupazione per l’altro figlio che avrebbe lasciato a casa, esprimeva la sua paura per la lingua dato che lei parla ciniangja e solo qualche parola d’inglese. Ogni volta l’ascoltavo e sentivo ammirazione per questa semplice donna che vive in un villaggio fatto di capanne, dorme sul pavimento e mangia polenta, ma che ha in sé il coraggio di affrontare un viaggio da sola perché  suo figlio possa crescere.

Ho finalmente terminato il lavaggio mani, entro in sala operatoria dove Cornard mi veste. La mente è ancora con Kunda e la sua mamma, prego perché il viaggio vada bene, ringrazio per chi preparerà il letto per loro, per la segretaria che farà l’accettazione, per l’infermiera che gli farà il prelievo, per il medico che lo opererà, per i volontari di Cuore Fratello che gli saranno vicino e per chi incontrerà in Italia offrendogli anche solo un sorriso. Sono così immersa in tutto questo che non mi accorgo che mi sto infilando i guanti sterili e che Cornard continua a dirmi “Mi dia la mano destra, non la sinistra”. Lascio che la Provvidenza continui a occuparsi di loro e decido di concentrarmi ad amare una nuova mamma e un nuovo bimbo.

Suor Erminia Ferrario
medico al Mtender Mission Hospital di Chirundu