Vi parlo di Benjamin e della sua mamma. Vengono dal Camerun. Il viaggio è lungo. Li incontro in ospedale. Il piccolo è bellissimo e la mamma giovane. È colta, vispa, intelligente. Ha scoperto che il suo bambino era cardiopatico a un mese e mezzo dalla sua nascita, ma non potevano aiutarlo all’ospedale di Shisong e quindi si è subito prospettato il ricovero in Italia. Lei è una studentessa in biochimica, anche il padre studia, non sono ancora riuscita a capire come si mantengono, forse aiutati dalla famiglia, l’importante adesso è occuparsi del bambino. Il bambino deve guarire. […]
Un giorno la mamma di Benjamin si è messa a parlare con me di tessuti africani: sono stoffe particolari, con simboli che variano a seconda delle zone geografiche di provenienza. Mi ha mostrato una gonna di batik con una bordatura fatta a mano, tipica del nord ovest del Camerun. Io cucio per lavoro e il confronto ha unito la mia curiosità con il suo orgoglio di appartenenza culturale. Le ho prestato un libro in inglese, così per ammazzare i tempi lunghi dell’ospedale. Lo ha scelto lei. È ambientato in Irlanda, le piace molto leggere. Benjamin è stato operato. Tutto bene, mi è stato detto. Ieri riposo. Non vedo l’ora di andare a trovarli per poter continuare le nostre chiacchierate e ancora una volta ristabilire quello scambio facile e immediato tra donne, tra mamme o semplicemente tra persone.

Isabella
volontaria, San Donato Milanese – 2011